Quando si commentano i contratti RAI dei compagni, da Celentano a Santoro, ci ricordano che in toto o almeno in parte le spese sono coperte dagli introiti pubblicitari. La solita disonestà intellettuale dei compagneros. Ma, se al posto dei noti programmi politiccizzati si mettesse semplicemente un intervallo con le pecorelle non credete che la RAI incasserebbe lo stesso con degli spot pubblicitari? Ed normale viste le spese che l’azienda deve comunque affrontare per la programmazione e la diffusione.

Intanto leggetevi questo articolo su Santoro apparso il 9 Novembre 2007 su Libero.

Santoro coperto d’oro

Il conduttore di “Annozero” guadagna quasi 700mila euro all’anno: c’è chi grida allo scandalo

La sua esclusione dai palinsesti Rai aveva scatenato il finimondo. Il suo reintegro rischia di generare più di un mal di pancia. E stavolta non per l’etichetta di giornalista scomodo che si porta appresso, ma per lo stipendio faraonico che percepisce dalla tv di Stato. Michele Santoro intasca circa 700mila euro all’anno tra busta paga e altre voci legate alla sua attività giornalistica. Per l’esattezza 684mila euro (dati del 2007) tra i 266mila derivanti dalla condizione di contrattualizzato a tempo indeterminato con qualifica di direttore, dai 315mila frutto dei 10.500 euro per ciascuna delle puntate di “Annozero” – che a fine anno saranno una trentina, tra quelle della prima parte del 2007 e quelle invece del periodo settembre-dicembre di quest’anno – e dal premio, il cosiddetto MBO, di 103mila euro per gli obiettivi (di share o di pubblicità portata all’azienda).

Sperpero? Soldi pubblici spesi a vanvera? Non esattamente. L’ingente esborso per la Rai si traduce in un buon guadagno, stimato intorno ai 2 milioni di euro a stagione, che è l’ammontare risultante dalla differenza tra i costi complessivi di “Annozero” (7,2 milioni) e gli incassi derivanti dalla pubblicità (9,2 milioni all’anno, 278mila a puntata).

Questi i numeri snocciolati alla Commissione di Vigilanza da Pier Luigi Malesani, direttore delle relazioni istituzionali Rai, nel corso del “question time” richiesto dal segretario della commissione Antonio Satta (dell’Udeur, il partito di Mastella, uno dei bersagli preferiti di Santoro…). Numeri importanti che fanno il paio con i 52mila euro ogni ora di trasmissione di “Ballarò”, che comunque dicono dalla Rai sono pienamente coperti dagli introiti derivanti dalla pubblicità. Numeri ben al di sopra di quel tetto massimo di 274mila euro di stipendio per i dipendenti degli enti a partecipazione statale, previsti dalla Finanziaria. Un tetto contro il quale il mondo dello spettacolo è intenzionato a far sentire la sua voce: solo pochi giorni fa Pippo Baudo aveva tuonato: “Bloccare gli stipendi di artisti e manager è un concetto qualunquista, un atteggiamento da irresponsabili… è veterocomunismo”. Di opinione ben diversa alcune associazioni di telespettatori, tra cui l’Aiart che ha chiesto il congelamento del canone. (Libero News)

Fonte